
La famiglia ha un ruolo educativo fondamentale, ma perchè possa esercitarlo fino in fondo ha necessità di avere un consenso universale. L’odierno individualismo ha una conseguenza devastante: la mancanza di modelli riconosciuti come validi esempi. Le comunità famigliari in cui tutto è condiviso, in cui ognuno ha un ruolo specifico ma è anche aiuto concreto e sostegno per l’altro, sono ormai rarità. Oggi un bambino su tre è figlio unico, spesso viziato da genitori sempre più assenti e costretti a lascire i figli a persone che li accudiscono per mestiere, non certo per vocazione, e l’amore se arriva è solo secondario. Lasciati a loro stessi crescono nella convinzione che il mondo ruoti esclusivamente intorno a loro. Non possono certo imparare sin da piccoli il sacrificio che tocca invece a chi ha più fratelli, hanno difficoltà a esercitare la tolleranza e a sopportare l’invidia e la gelosia. Questi bambini necessitano di stimoli continui, la televisione e i videogiochi li accompagnano nel loro cammino verso la vita adulta, bruciando tutto con una velocità che difficilmente si può percepire. I genitori invece di favorire l’indipendenza tendono a “tenere” i figli legati al nucleo originario. Sono soprattutto le madri casalinghe ad avere la necessità primaria di colmare un vuoto inevitabile quando i figli crescono e loro si rendono conto di essere rimaste “fuori dal coro” di una società fondata sul lavoro. Necessità non solo economica ma anche umana.
I bambini hanno bisogno di socializzare, di stare insieme ai coetanei con i quali poter saggiare tutte le diverse sfumature emotive primarie, le stesse che poi crescendo impareranno a controllare ma che possono conoscere solo attraverso la reazione dell’altro. Le pulsioni invece rimangono inesplose o , nei casi più gravi, quando non trovano lo spazio per esistere implodono. Nevrosi e malattia mentale hanno le porte aperte quando il quotidiano è “colmo” di solitudine, o di mondi virtuali che trasmettono realtà illusorie incapaci di insegnare. O realtà fredde perchè incorporee, come può essere quella televisiva, che anche quando ha un valore educativo per contenuto, necessita della mediazione e del dialogo con un altro essere umano.
Coesione, condivisione, solidarietà, responsabilità ma anche accettazione delle difficoltà e dei sentimenti negativi possono essere compresi, interiorizzati e controllati solo attraverso il confronto quotidiano con l’Altro, confronto non solo indispensabile ma anche necessario al corretto sviluppo di un uomo capace di vivere insieme ai suoi simili.
Barbara Benedettelli